Ovidio, Metamorfosi
VIII, Vol 1., 1991, pp. 361, 363
L'erbe mondò, che raccolse nell'orto irrigato il marito.
Questi con forca a due rebbi staccò da una trave annerita,
onde pendevano, i terghi di un affumicato maiale,
dalla cui schiena serbata per lunga stagione recise
piccolo pezzo di carne che immerse nell'acqua bollente.
[...] Con tremito Bauci succinta
pose la mensa a tre gambe, di cui zoppicante era l'una:
la pareggiò con un coccio che posto al di sotto del piede
via ne levò la pendenza, e la terse con viride menta.
Sopra vi mise le bacche d'ulivo di vario colore
sacre alla vergine Atena ed in salsa le cornie autunnali,
rafani, indivia e formaggio con ova girate su lento
fuoco; ed il tutto in stoviglie; vi pose un cratere intagliato
e del medesimo argento! - e i bicchieri scolpiti nel faggio
ch'erano dentro l'incavo spalmati di fulgida cera.
Breve l'attesa: dal fuoco si portano calde vivande
e su la mensa di nuovo si mette del vino non vecchio:
messi da parte per poco i bicchieri, si passa alla frutta.
I fìchi secchi e le mele odorose e le noci e le prugne
mischiansi in larghi canestri coi datteri tutti grinzosi:
vi sono grappoli d'uva spiccati dai tralci vermigli,
candidi favi di miele: v'è quel che più giova, il buon viso
di due vecchietti, con sollecitudine pronta e cordiale.
Fabiola Bini
Letizia Frattuzzi
Cristina Gallerini
Anna Vassallo